SAN TOMIO, località di notevole interesse naturale, storico, artistico, paesaggistico ed archeologico.

Il centro abitato di S.Tomio sorge in una posizione incantevole e soleggiata proprio alle falde di  verdeggianti colline, Monte Oresco, Sisilla, e Monte Palazzo che fanno da cornice al paese.

Nelle conche erbose, inumidite da qualche debole rigagnolo d'acqua, migliaia di anni fa, alcune piccole tribù di uomini neolitici costruirono i loro focolari e si dedicarono alla produzione di attrezzi di selce e di vasellame in terracotta.

Senza dubbio, anche loro, ammirando il sorgere del sole che fuga le tenebre della notte, lo avranno osservato con meraviglia, rispetto, ricono­scenza e lo avranno pregato come un dio: il dio della luce, del tepore, della gioia. della vita.

 

 

Ecco la prima forma di religiosità naturale di cui si trova unanime testimonianza in tutti i tempi e presso tutti i popoli della Terra: l'adorazione del Sole, rappresentato nelle incisioni rupestri, nei graffiti, nelle decorazioni e nelle lamine votive. (Questo culto pagano verrà successivamente «cristia­nizzato» con la festività del Natale, cioè la nascita del Sole Eterno).

Nel nostro territorio abitarono gli Euganei, poi i Paleoveneti e poi i più civili Veneti Illirici cui è attribuita la nota «Pista dei Veneti» una specie di mulattiera ad uso commerciale, che attraversava buona parte del Veneto, dall'Adige al Piave, collegando tutti i principali sbocchi vallivi e centri abitati.

Ma quali testimonianze hanno lasciato questi antichi abitanti?

Sul nostro Monte Pian, tra l'Oresco e la Sisilla, presso l'attuale Contrada Ceola, esperti e ricercatori hanno raccolto centinaia di selci finemente ri­toccate, alcune delle quali di splendida fattura e frammenti di ceramica incisa a mano con bulini o conchiglie. Nelle adiacenze della grottina chiamata «Buso delle Anguane» che contiene nel suo nome un evidente riferimento alle dee delle acque venerate dagli antichi (=«dee aquanae»), è stato localizzato addirittura un laboratorio per la produzione di utensili di selce.

Nella sottostante boscosa collina denominata «Monte Palazzo», perfetta gemella del «Montecio» maladense, si apre una piccola cavità naturale, già usata come rifugio dai Paleoveneti, che si chiama «Grotta del Becco d'Oro» e il suo nome, purtroppo eccessivamente italianizzato, originariamente poteva suonare cosí: «Grotta del Béco d'oro» con riferimento, voluto dalla tradizione, ad un idoletto d'oro a forma di «béco», ossia di ariete, con cui gli antichi raffiguravano Plutone, il tenebroso dio dei morti.

Sul colle è stato localizzato, nel 1928, un «Castelliere» preistorico ed è stato raccolto molto materiale litico e ceramico di grande importanza.

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